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Speranza di vita

Ormai il microblogging (Twitter, Instagram, ecc.) ha preso il sopravvento non solo nella modalità comunicativa di giovani che non vogliono dilungarsi in pensieri troppo elaborati. Molto più facile digitare pochi caratteri senza grandi pretese formali per comunicare nell'immediatezza le proprie emozioni o accenni di pensiero, per immergere poi il tutto (o il poco più di niente) nel mare magnum della rete informatica che globalizza il mondo. Il social network è ormai un efficace strumento di persuasione di massa, i politici lo sanno e per questo lo hanno adottato come mezzo comunicativo per dare visibilità ai loro slogan di potere. Molto efficace specialmente in tempi di rilassamento sociale (ferie agostane) e di distanziamento sociale post-lockdown, dove tutti sono preoccupati della propria salute, oltre che del proprio reddito, e quindi maggiore è la speranza che il cinguettio agostano del ministro della salute possa martellarci in mente come un ipnotico rap, fino a farci perdere ogni inibizione e convincerci che l’Italia stia davvero per diventare un paese più civile. Una specie di tormentone estivo che è iniziato con la grande orchestrazione del movimento lgbt recepita nello spartito del disegno di legge proposto dal deputato PD Alessandro Zan, che vorrebbe farci diventare più progressisti appioppandoci una mostruosità giuridica sulla cosiddetta omotransfobia (vedi post precedente su questo blog), e che ora incalza con l’ossessivo cinguettio estivo di Roberto Speranza, ministro esponente della sinistra radicale LEU. Purtroppo però tutto questo accanimento legislativo estivo lascia sempre meno speranza di vita alla nostra depressa Italia, che è invece in pieno inverno demografico. Sì, sto evidentemente parlando delle nuove linee guida sbandierate su Twitter qualche giorno fa (8 agosto) dal suddetto ministro dell’attuale governo Conte bis e presentate come figlie di “evidenza scientifica”, che permetteranno di effettuare un aborto farmacologico in day hospital (senza quindi più bisogno di tre giorni di ricovero, come era  invece previsto nelle precedenti linee guida del 2010), fino alla nona settimana di gravidanza. Tutto ciò, secondo il ministro, rappresenterebbe “un passo avanti importante nel pieno rispetto della 194 che è e resta una legge di civiltà”. Roba da rabbrividire. Cerchiamo perciò di esaminare più dettagliatamente l'argomento proposto all'attenzione pubblica dal tweet del ministro, sia a livello scientifico sia a livello giuridico, poiché ci riguarda tutti, sia in quanto cittadini sia in quanto credenti cristiani cattolici. 

Innanzitutto l’aborto farmacologico a cui si fa riferimento è quello causato da un farmaco denominato RU486, cioè il mifepristone, uno steroide sintetico anti-progestinico ad alto dosaggio (200 mg per ogni pillola, se ne possono prendere da una a tre), che può produrre gravi danni endometriali alla donna che lo assume, con rischio quindi di emorragie uterine che possono portare anche alla morte, specialmente se non si è nella possibilità di ricevere una rapida assistenza medica. Il composto chimico può inoltre produrre sepsi batterica. Bisogna poi considerare oltre ai disagi fisici (emorragie, dolori addominali, nausea, vomito, diarrea, febbre) anche quelli psicologici, che chiaramente si aggraveranno qualora la donna decida di procurarsi aborto chimico in solitudine. La pillola abortiva inventata in Francia nel 1988 nei laboratori Roussel Uclaf fu approvata in Italia dall’AIFA (Agenzia italiana del farmaco) nel 2009. In Italia, come si sa, l’aborto fu legalizzato con la Legge 194/1978, in cui è definito come interruzione volontaria della gravidanza… tanti giri di parole per esprimere un concetto molto chiaro a cui ne sarebbe bastata solo una. Anche Speranza nel suo tweet, che per sua natura dovrebbe essere molto sintetico, usa invece l’articolata e goffa parafrasi che denomina la legge in questione, segno evidente che il politichese, per quanto voglia assumere le forme della modernità, non muore mai (ancora non è stato ritrovato un composto chimico che riesca nell'impresa) e mostra sempre il suo inespugnabile cliché. Giova però ricordare che il titolo della menzionata legge fa riferimento anche alla tutela sociale della maternità (‘Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza’), per cui se si dovesse dare davvero “pieno rispetto” ad essa, come postula il ministro di ‘Liberi e uguali’ nel suo cinguettio, si dovrebbe pertanto prendere in seria considerazione l’uguale possibilità della tutela sociale della maternità rispetto all'interruzione della gravidanza, che invece è la predominante della legge. Una traccia dell’ipotetica tutela sociale della maternità prevista dalla L. 194 la si trova per esempio negli articoli 4 e 5, dove si dice che la donna si può rivolgere ad un consultorio familiare per avere un valido sostegno anche nell'ipotesi di portare avanti la gravidanza. Un riferimento importante in proposito lo si trova anche prima, nell'articolo 2, paragrafo d), dove tra l’altro è prevista anche una forma di collaborazione con le associazioni di volontariato di promozione della vita (“I consultori familiari istituiti dalla legge 29 luglio 1975, n. 405, fermo restando quanto stabilito dalla stessa legge, assistono la donna in stato di gravidanza, contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza. I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita”). Purtroppo però queste componenti legislative sono rimaste lettera morta e quindi la legge ha favorito la deriva abortista. Dal ministro Speranza, così attento a far rispettare le misure anti-pandemiche per prevenire il contagio da SARS-CoV-2 per tutelare la salute degli italiani, ci saremmo aspettati che tutelasse pure la maternità delle donne e quindi la vita degli italiani anche nel nascere. Voglio comunque continuare a sperare, ma in Cristo Gesù, che è la nostra vera speranza che la vita possa sempre vincere sulla morte.

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