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Speranza di vita

Ormai il microblogging (Twitter, Instagram, ecc.) ha preso il sopravvento non solo nella modalità comunicativa di giovani che non vogliono dilungarsi in pensieri troppo elaborati. Molto più facile digitare pochi caratteri senza grandi pretese formali per comunicare nell'immediatezza le proprie emozioni o accenni di pensiero, per immergere poi il tutto (o il poco più di niente) nel mare magnum della rete informatica che globalizza il mondo. Il social network è ormai un efficace strumento di persuasione di massa, i politici lo sanno e per questo lo hanno adottato come mezzo comunicativo per dare visibilità ai loro slogan di potere. Molto efficace specialmente in tempi di rilassamento sociale (ferie agostane) e di distanziamento sociale post-lockdown, dove tutti sono preoccupati della propria salute, oltre che del proprio reddito, e quindi maggiore è la speranza che il cinguettio agostano del ministro della salute possa martellarci in mente come un ipnotico rap, fino a farci perdere …
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Vita, famiglia, comunità umana, pandemia: urgente un Recovery Life

I recenti dati ISTAT in Italia ci attestano per il 2019 appena 429.170 iscritti all’anagrafe, -4,5% rispetto all’anno precedente (19.000 nascite in meno) e il calo più vistoso si è registrato proprio nel centro Italia (-6,5 %). Le proiezioni per il 2020 purtroppo sono ancora più negative, in quanto aggravate dall’emergenza Covid-19, infatti è previsto un calo di nascite a sotto 400.00 unità. Sono dati a mio avviso allarmanti, che però non hanno molta evidenza nelle vetrine mediatiche. Ora la scena è occupata dal tema dominante del Recovery Fund e un po’ tutti speriamo che l’Italia riesca a recuperare non solo percentuali di Pil, di occupazione e produttività, ma anche percentuali di natalità e di vitalità in ogni settore della società. Negli anni del secondo dopoguerra l’Italia era un Paese povero, dove si poteva anche morire di fame, ma era un Paese più vitale e intraprendente rispetto all’attuale. Nel 1975, a seguito del boom demografico degli anni ’50 – ’60, l’Italia si trovava nel…

Il servizio agli infermi sull'esempio di San Camillo

Siamo ormai prossimi alla memoria liturgica di San Camillo de Lellis, un santo che ha testimoniato in modo eroico la carità verso gli infermi e che finì i suoi giorni terreni il 14 luglio 1614 a Roma, all'età di 64 anni. I suoi resti mortali sono conservati nella chiesa di Santa Maria Maddalena, in prossimità del Pantheon (vedifoto). In questi giorni sono andato a rileggermi i punti salienti della sua vita e non finisco di stupirmi su come Dio porti avanti i suoi piani servendosi di uomini che apparentemente sembrerebbero inadatti. San Camillo stesso era consapevole di ciò, tanto che nel suo testamento, vergato di suo pugno pochi giorni prima della sua morte, rivolgendosi ai suoi "amatissimi padri e fratelli in Cristo", appartenenti all'Ordine religioso da lui fondato, così scriveva: "Ho detto che questa fondazione è un evidente miracolo di Dio: in particolare che si sia servito di me, gran peccatore, ignorante, pieno di tanti difetti e mancanze, degno di mille …

La salute nella e della comunità

A poco più di un mese dalla mia ripresa di servizio pastorale tra gli ammalati ricoverati nell'Ospedale fabrianese “E. Profili” ho potuto constatare che molte consuetudini sono cambiate nella gestione dei vari reparti. Gli operatori sanitari sono finalmente tutti dotati di sicure protezioni individuali e l’afflusso dei visitatori (familiari e amici dei pazienti) è molto limitato, in alcuni reparti ancora non è ammesso e in altri è permesso a un solo visitatore. Ho notato che generalmente le persone ricoverate tendono ad accogliere benevolmente la visita pastorale e sono ben disposte al colloquio, poiché il senso di solitudine che già di per sé genera la malattia in questo periodo si fa ancora più intenso. Il Cappellano ospedaliero è quindi una presenza importante, e non solo per gli ammalati, ma anche per gli stessi operatori sanitari che mi percepiscono come un supporto che si integra bene nel loro servizio professionale. In questo momento il Cappellano è l’unica persona che può …

Spalancate le porte a Cristo!

Cento anni fa, il 18 maggio 1920, nasceva Karol Jozef Wojtyla a Wadowice, una piccola città vicino Cracovia, in Polonia. Voglio quindi brevemente ricordare la figura di questo santo pontefice e grande uomo che per circa ventisette anni ha guidato la Chiesa introducendola nel nuovo millennio. Un pontificato tra i più lunghi nella storia della Chiesa vissuto nel segno di una testimonianza autentica e commovente di servizio di amore a Cristo e all'uomo. Non a caso fu proprio durante il suo pontificato che la coscienza ecclesiale acquisì una particolare sensibilità verso le infermità e la sofferenza dell’uomo. Infatti fu Papa Wojtyla con il Motu proprio Dolentium Hominum a istituire nel 1985 la Pontificia Commissione per la Pastorale degli operatori sanitari. La riflessione del Papa santo sulla malattia e la sofferenza umana, vissuta anche sulla propria pelle, è stata importante per ridare centralità e dignità alla persona e per focalizzare l’attenzione sulla dimensione trascendentale…