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Quaresima nel segno del coronavirus

Due colpi di scena nel giro di poche ore hanno caratterizzato la giornata di ieri, prima il TAR delle Marche che decreta d'urgenza la sospensione dell'ordinanza della Regione Marche del 25 febbraio in materia di misure e gestione dell’emergenza epidemiologica causata dal nuovo coronavirus (19-nCoV), poi la nuova ordinanza della presidenza regionale che viene accolta dal TAR che alla fine decreta la sospensione del decreto d'urgenza precedentemente promulgato con decorrenza immediata. Nella nuova ordinanza vengono confermate le direttive della prima, abbreviandone però il termine di validità, fino al 29 febbraio e non più fino al 4 marzo. Nel frattempo la Conferenza Episcopale Marchigiana aveva emanato una serie di disposizioni sempre in materia di misure anti coronavirus da attuare in tutte le diocesi marchigiane, in cui si recepivano alcune linee guida già pubblicate dalla Conferenza Episcopale Italiana, più le direttive della prima ordinanza regionale. Ora attendiamo eventuali nuove notifiche da parte della CEM.
Tutto questo accade in una Quaresima appena iniziata, in cui siamo chiamati a rinnovare la nostra adesione a Cristo Gesù, lasciandoci guidare dallo Spirito Santo in un cammino di conversione verso l'abbraccio misericordioso del Padre nostro celeste nella gioia della Pasqua eterna.
In qualche maniera questa sarà una Quaresima nel segno del coronavirus. Molti fedeli infatti per via delle misure restrittive imposte dalle direttive regionali recepite dai Vescovi non hanno potuto partecipare alla Messa delle Ceneri, con la quale ha avuto inizio il cammino quaresimale. Qualche parroco più tecnologico si è arrangiato fornendo ai parrocchiani la possibilità di seguire la celebrazione in streaming. Molti altri fedeli avranno sicuramente seguito la Messa del Papa in TV. Invece del segno penitenziale dell'imposizione delle ceneri sul capo potremmo dire che quest'anno è il coronavirus il segno penitenziale che ci viene imposto dalla realtà che stiamo vivendo. Un segno che ci ricorda la nostra finitezza e che smuove in noi sentimenti di paura che dobbiamo riuscire a dominare e a controllare, affinché non sfocino in psicosi collettiva. Un segno questo dei nostri tempi, che ci fa considerare la transitorietà della nostra esistenza terrena e che ci riporta al ricordo di episodi evangelici in cui Gesù non teme di farsi avvicinare dai lebbrosi che imploravano il suo aiuto. Qual'è però la vera lebbra del nostro tempo, il coronavirus o, come l'ha definito più volte Papa Francesco, il "virus dell'indifferenza"? L'indifferenza è un sintomo di chiusura in se stessi e isolamento dalla realtà e dagli altri che non diventano più prossimi, ma che si rendono lontani, tenuti a distanza. Un virus maligno che si insinua nel cuore dell'uomo che si indurisce e non si lascia raggiungere dalla grazia redentrice di Cristo. In tempo di coronavirus ci è chiesto di rimanere isolati, di non riunirci insieme per evitare il contagio, ci è chiesto di lavarci spesso le mani. Questo però non ci può aiutare a debellare il virus dell'indifferenza e del peccato, occorre invece che ci lasciamo raggiungere dal tocco di grazia di Gesù, che passa attraverso molti modi, ma i più efficaci sono quelli sacramentali, quelli della preghiera, dell'ascolto della Parola e del ritorno all'essenziale sapendo rinunciare a ciò che spesso appesantisce la nostra vita ricoprendola della "polvere della mondanità" (cfr Papa Francesco, Omelia Messa delle Ceneri). Il vaccino per vincere questa lebbra spirituale c'è già da più di duemila anni ed è gratis, questa Quaresima sia il tempo opportuno per procurarselo.

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