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Un vaccino per combattere la povertà farmaceutica

 


La “povertà farmaceutica” è il punto saliente che Papa Francesco ha evidenziato in un suo Discorso rivolto a una delegazione di membri della Fondazione ‘Banco Farmaceutico’, ricevuti in udienza nell’Aula Paolo VI il 19 settembre scorso. Il Papa ha contrapposto alla “globalizzazione dell’indifferenza” la “globalizzazione della cura”, poiché l’accesso ai farmaci non è uniforme in tutte le parti del mondo. Per esempio, non è la stessa cosa curarsi per l’HIV (Human Immunodeficiency Virus) in Europa e in Africa. Nel continente africano infatti i farmaci per curare la sindrome HIV sono molto costosi e perciò inaccessibili alla maggior parte della popolazione, che è costretta a vivere con due dollari al giorno. Per questo motivo Papa Francesco richiama le aziende farmaceutiche a un impegno per “concorrere ad una più equa distribuzione dei farmaci” e fa anche un importante riferimento alla pandemia in atto, che è causa non solo di morte in tutte le parti del mondo, ma ha anche causato una crisi economica che sta creando ancora più povertà e rende cronico lo stato di emergenza sanitaria. Per questo motivo Papa Bergoglio lancia un forte appello per combattere la povertà farmaceutica e auspica “un’ampia diffusione nel mondo dei nuovi vaccini”. Le diseguaglianze sociali non permettono una crescita economica e favoriscono politiche discriminatorie che tendono a scartare i poveri che non possono permettersi le cure mediche. Particolarmente significativa e attuale quindi la sua preoccupazione per la sorte dei molti poveri che ci sono nel mondo: “Ripeto che sarebbe triste se nel fornire il vaccino si desse la priorità ai più ricchi, o se questo vaccino diventasse proprietà di questa o quella Nazione, e non fosse più per tutti. Dovrà essere universale, per tutti”. Il vaccino per fermare il contagio SARS-CoV-2 è quindi il banco di prova che l’umanità ha per esercitare un principio di giustizia a tutela di uno dei diritti fondamentali dell’uomo: il diritto alla salute. Un vaccino comune e accessibile a tutti sarebbe un segno tangibile di fraternità universale, preghiamo perché ciò possa compiersi.

 

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