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Buona Pasqua a distanza, ma vicini al Signore


M. I. Rupnik, Noli me tangere, 2013
Distanziamento sociale è ciò che ci viene chiesto in questo tempo di pandemia virale per prevenire il contagio. La vita sociale è bloccata, siamo tutti rintanati nelle nostre case, anche la vita ecclesiale è profondamente cambiata. Stiamo riscoprendo l’importanza dei mezzi della comunicazione sociale, che ci garantiscono un contatto sociale anche se virtuale e ci permettono di partecipare alle liturgie, pur senza poter accedere ai sacramenti. Se fino a qualche mese fa si ragionava sul rischio derivante dalla sovraesposizione mediatica, ora invece si riscopre l’importanza dei mass media per veicolare il messaggio evangelico e la preghiera. Questa non è certo una novità e l’esperienza di Radio Maria ne è un evidente esempio.

Circa trenta anni fa nella diocesi di Milano fu pubblicata una originale Lettera pastorale del compianto Cardinale Carlo Maria Martini, intitolata ‘ Il lembo del mantello ’ (anno pastorale 1991-1992), che traeva l’ispirazione dal brano evangelico in cui Gesù incontra una donna che soffriva di emorragia: E una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, la quale, pur avendo speso tutti i suoi beni per i medici, non aveva potuto essere guarita da nessuno, gli si avvicinò da dietro, gli toccò il lembo del mantello e immediatamente l'emorragia si arrestò. Gesù disse: "Chi mi ha toccato?". Tutti negavano. Pietro allora disse: "Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia" (Lc 8,43-45). Il sottotitolo della Lettera era molto eloquente ed evidenziava il tema trattato, ‘ Per un incontro tra Chiesa e mass media ’. I mezzi di comunicazione di massa presi in considerazione dal Cardinale erano la stampa, la radio e la televisione (dando particolare rilievo a quest’ultimo), all'epoca la rete internet era praticamente ancora sconosciuta. In sostanza l’Arcivescovo di Milano usava l’immagine del mantello di Gesù come metafora dei mass media che, in quanto anch'essi realtà create, possono fungere da mediazione con la comunicazione della grazia divina, pur non sottacendo il pericolo insito in un rapporto non equilibrato con essi[1].

Facendo riferimento alla sequela dei discepoli di Gesù durante la sua passione è rimarchevole la distanza che si viene a frapporre, distanza dettata dalla paura che in Pietro diventa rinnegamento. Invece nel cuore di Giuda la distanza con Gesù, anche se non fisicamente, era avvenuta già da tempo con il suo proposito di tradimento. Venendo alla risurrezione, è interessante considerare l’episodio dell’incontro del Risorto con Maria di Màgdala piangente all'esterno del sepolcro vuoto. Quando la donna viene chiamata per nome dal suo Maestro e quindi lo riconosce, ella lo tocca e cerca di afferrarlo. Però nella nuova sequela che ora è richiesta ai discepoli c’è una nuova apparente distanza che viene stabilita tra loro e il Signore. Una distanza con il suo corpo glorioso che ascende al cielo nella piena comunione con il Padre, quindi con la sua divinità (Gesù le disse: "Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: "Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro", cfr Gv 20,17). Dio però non si ritrae dalla sua Chiesa, ma vi rimane per sempre fino alla fine dei tempi e il tempo della Chiesa diventa così il tempo della grazia dello Spirito Santo, che la accompagna nella sua missione evangelizzatrice affidatale da Gesù.

La distanza che ora in tempo di covid-19 fa più soffrire è quella della persona cara che soccombe alla malattia ed è destinata a morire sola, pur se con la vicinanza di lodevoli operatori sanitari protetti dai DPI, ma lontana dagli affetti dei familiari. Una distanza che si cerca nel migliore dei casi di colmare con l’ausilio di dispositivi comunicativi che permettano perlomeno di vedere per un’ultima volta i propri cari attraverso il monitor di un telefonino o di un tablet. La sofferenza che si produce nel cuore di chi deve elaborare un lutto così pesante richiede sicuramente un tempo di vicinanza da parte di chi può portare conforto e aiutare in un processo di risanamento interiore sia a livello psicologico che spirituale, una vicinanza vicaria intessuta di umanità e di fede in Colui che ha vinto la morte e che ci dice: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (cfr Ap, 21,5). L’augurio con il quale voglio quindi lasciarvi per questa Pasqua così particolare è che ognuno di noi possa essere raggiunto dalla grazia divina e diventare un po’ come quel lembo del mantello del nostro Maestro che porta consolazione e guarigione.

Buona Pasqua di Risurrezione!



[1] I mass media possono così diventare il lembo non solo impolverato, ma strappato della veste di Cristo. Possono utilizzare il loro potere fino a far cadere la persona in una sorta di schiavizzante dipendenza dal dominio di chi li gestisce. Si pensi soltanto alle possibili manipolazioni dell'informazione e ai condizionamenti che si possono esercitare sull'opinione pubblica e sulle sue scelte etiche e politiche. Per questo, un ottimismo di fondo verso i mass media suscita e promuove una vigilanza attenta e l'esercizio del discernimento critico. (‘ Il lembo del mantello ‘, p.15, /4/)



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