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La cura dei "buoni samaritani" per una fraternità universale

Rupnik, Buon Samaritano (particolare)
 
Un ottobre ricco di eventi e di pubblicazioni di documenti magisteriali molto importanti, che riguardano temi fondamentali della nostra esistenza in un contesto sociale segnato dalla ripresa virulenta della pandemia. Papa Francesco ha pubblicato la sua terza Enciclica Fratelli tutti di dichiarato stampo sociale, prendendo spunto per il suo titolo da uno scritto di San Francesco. La fraternità è il tema centrale che viene trattato in un contesto dove tutti ci scopriamo molto più vulnerabili e interdipendenti nel bene e nel male. Urge perciò un ripensamento, una riprogettazione del futuro e non un nostalgico anelito di una presunta normalità pre Covid. Papa Francesco lo evidenzia molto chiaramente: “Proprio mentre stavo scrivendo questa lettera, ha fatto irruzione in maniera inattesa la pandemia  del Covid-19, che ha messo in luce le nostre false sicurezze. Al di là delle varie risposte che hanno dato i diversi Paesi, è apparsa evidente l’incapacità di agire insieme. Malgrado si sia iper-connessi, si è verificata una frammentazione che ha reso più difficile risolvere i problemi che ci toccano tutti. Se qualcuno pensa che si trattasse solo di far funzionare meglio quello che già facevamo, o che l’unico messaggio sia che dobbiamo migliorare i sistemi e le regole già esistenti, sta negando la realtà” (cfr FT, 7). Il mondo ormai assomiglia a un villaggio globale che sta andando in frantumi sconquassato dalla pandemia che amplifica tutte le criticità a livello sanitario, sociale ed economico. È quindi richiesto il coraggio di dare una svolta al modo di concepire l’economia e la società, che hanno bisogno di essere rivitalizzate e aggiornate in chiave solidale ed ecosostenibile. Per questo motivo Papa Francesco, in collaborazione con il Dicastero per la Comunicazione e dello Sviluppo Umano Integrale ha avviato il Progetto ‘Covid-19. Costruire un futuro migliore’, con lo scopo di favorire un percorso che porti all’inizio di una nuova fraternità. Maryann Cusimano Love, docente della Catholic University of America, fa parte della Commissione vaticana Covid-19 e in un’intervista pubblicata sul sito Vatican News così esplicita il pensiero del Papa: “Non possiamo tornare al vecchio modo di fare affari. Per esempio, possiamo smetterla di investire oltre un miliardo di miliardi (un trilione) di dollari in armi nucleari di nuova generazione, quando questo denaro serve urgentemente per la sanità e il cibo. La pandemia ha scremato tutto quello che non è essenziale e ci ha costretto a concentrarci su quanto è realmente importante” (cfr Il Covid è una bomba, la miccia è la miseria). Nella sua ultima Enciclica Papa Bergoglio cita la parabola evangelica del Buon Samaritano (cfr Lc 10, 25-37) dedicando tutto il Capitolo Secondo, Un estraneo sulla strada (nn.56-86), ad una profonda e illuminante meditazione sul contesto sociale attuale alla luce del racconto evangelico. Ad un certo punto il Papa ci lancia questa domanda: “Con chi ti identifichi?”. Una “domanda dura”, come egli la definisce, ma che è necessario far risuonare nelle nostre coscienze e forse alla fine, come ci viene detto nell’Enciclica, dovremmo avere il coraggio di “riconoscere la tentazione che ci circonda di disinteressarci degli altri, specialmente dei più deboli. Diciamolo, siamo cresciuti in tanti aspetti ma siamo analfabeti nell’accompagnare, curare e sostenere i più fragili e deboli delle nostre società sviluppate” (cfr FT, 64). Quella a cui ci chiama Papa Francesco è quindi una conversione ecologica sostenuta da una ecologia umana,  un richiamo alla coscienza che è sulla linea dottrinale degli ultimi pontefici suoi predecessori (Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) e che è stato messo in risalto anche in un suo recente Messaggio rivolto all’Assemblea plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze: “Lo scoppio della pandemia, nel contesto più ampio del riscaldamento globale, della crisi ecologica e della tragica perdita di biodiversità, costituisce una chiamata per la nostra famiglia umana a rivedere la sua rotta, a pentirsi e a intraprendere una conversione ecologica (cfr. Laudato si’, nn. 216-221).  Una conversione che attinga a tutte le doti e i talenti donati da Dio, al fine di promuovere una ‘ecologia umana’ degna della nostra dignità innata e del nostro destino comune”.

La parabola del Buon Samaritano ha ispirato anche un importante documento pubblicato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede “sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita”. Un documento molto atteso che fornisce delle chiare indicazioni sul trattamento del fine vita in una temperie culturale in cui si va sempre più affermando una mentalità eutanasica che non tiene in debito conto della inviolabilità della dignità della persona umana anche quando è vulnerabile, fragile e affetta irreversibilmente dalla malattia. Un documento molto articolato che promuove “l’etica del prendersi cura” in particolare nell’ambito medico e che stimola la scienza medica a ricomprendersi anche come ars medica, un’arte terapeutica con la quale si rimette al centro il capolavoro di Dio, la vita umana, che va quindi promossa e tutelata in ogni fase dell’esistenza, dal concepimento alla morte, in una prospettiva di cura della vita: “La cura della vita è dunque la prima responsabilità che il medico sperimenta nell’incontro con il malato. Essa non è riducibile alla capacità di guarire l’ammalato, essendo il suo orizzonte antropologico e morale più ampio: anche quando la guarigione è impossibile o improbabile, l’accompagnamento medico-infermieristico (cura delle funzioni fisiologiche essenziali del corpo), psicologico e spirituale, è un dovere ineludibile, poiché l’opposto costituirebbe un disumano abbandono del malato. La medicina, infatti, che si serve di molte scienze, possiede anche una importante dimensione di ‘arte terapeutica’ che implica una relazione stretta tra paziente, operatori sanitari, familiari e membri delle varie comunità di appartenenza del malato: arte terapeutica, atti clinici e cura sono inscindibilmente uniti nella pratica medica, soprattutto nelle fasi critiche e terminali della vita” (cfr Samaritanus bonus, cap. I).

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