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Umanità ecologica e fratellanza universale

Con l’Enciclica Laudato si’ del 2015 Papa Francesco dà alla questione ecologica un risalto enorme e la pone al centro del dibattito ecclesiale e non solo, poiché si apre anche al dialogo con il mondo. “In questa Enciclica, mi propongo specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune”, così dichiara all’inizio del suo documento magisteriale (cfr LS, 3) Papa Bergoglio, appellandosi esplicitamente a San Francesco d’Assisi come sua “guida e ispirazione”, dal quale non a caso ha mutuato il nome di Pontefice, o come lui preferisce definirsi, di Vescovo di Roma. Per la prima volta in un documento magisteriale pontificio si parla di “ecologia integrale”, enunciato con il quale si intende la globalità delle relazioni che legano le creature nel creato in un rapporto di interdipendenza. Su questo concetto il primo Papa gesuita della storia è tornato recentemente nel suo Discorso pronunciato in occasione di un incontro in Vaticano con le Comunità Laudato si’, guidate dal suo amico Carlo Petrini, gastronomo, sociologo, scrittore e attivista italiano, fondatore dell'Associazione Slow Food. In questo discorso il Papa, oltre che specificare il termine “integrale”, fa anche un interessante riferimento alla pandemia in corso, così infatti egli scrive: “Integrale, perché tutti siamo creature e tutto nel creato è in relazione, tutto è correlato. Anzi, oserei dire, tutto è armonico. Anche la pandemia lo ha dimostrato: la salute dell’uomo non può prescindere da quella dell’ambiente in cui vive. È poi evidente che i cambiamenti climatici non stravolgono solo gli equilibri della natura, ma provocano povertà e fame, colpiscono i più vulnerabili e a volte li obbligano a lasciare la loro terra. L’incuria del creato e le ingiustizie sociali si influenzano a vicenda: si può dire che non c’è ecologia senza equità e non c’è equità senza ecologia.” Quindi secondo l’ecologia integrale bergogliana la salute dell’uomo è data anche dalla salute della “nostra casa comune”, cioè della Terra, che però è minacciata da una mentalità consumistica e irresponsabile, che guarda solo al proprio interesse immediato, senza una prospettiva lungimirante che tenga conto del bene delle generazioni future. Quindi il Papa per combattere “l’epidemia dell’indifferenza” e “costruire la fraternità universale” invita ad assumere un atteggiamento contemplativo e compassionevole. Il tema della “fraternità universale”, tra l’altro, sarà trattato nella sua prossima Enciclica che sarà promulgata nel giorno del transito di San Francesco (il prossimo 3 ottobre) in Assisi. Già San Paolo VI aveva parlato di “fraternità universale” in una sua Lettera pastorale, promulgata in occasione dell’80° anniversario dell’Enciclica Rerum Novarum di San Leone XIII, la prima enciclica sociale nella storia della Chiesa. Quindi la questione ecologica è fondamentalmente una questione di giustizia sociale. Papa Montini nella Octogesima adveniens del 1971, trattando il tema del diritto all'emigrazione per trovare un lavoro, diceva che “è dovere di tutti, e specialmente dei cristiani (cfr Mt 25, 35), lavorare con energia per instaurare la fraternità universale, base indispensabile di una giustizia autentica e condizione di una pace duratura" (cfr OA, 17). E più avanti, parlando dell’ambiente naturale, così egli si esprimeva: “Mentre l'orizzonte dell'uomo si modifica, in tale modo, tramite le immagini che sono scelte per lui, un'altra trasformazione si avverte, conseguenza tanto drammatica quanto inattesa dell'attività umana. L'uomo ne prende coscienza bruscamente: attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione. Non soltanto l'ambiente materiale diventa una minaccia permanente: inquinamenti e rifiuti, nuove malattie, potere distruttivo totale; ma è il contesto umano, che l'uomo non padroneggia più, creandosi così per il domani un ambiente che potrà essergli intollerabile: problema sociale di vaste dimensioni che riguarda l'intera famiglia umana" (cfr OA, 21). Egli poneva quindi l’accento, oltre che sulla natura, anche sul “contesto umano” che si stava degradando a livello morale nella temperie culturale post-sessantottina, che investiva drammaticamente anche la Chiesa appena uscita dall'esperienza del Concilio Vaticano II. Infatti il Papa bresciano successivamente, in occasione di un’udienza generale del 1973, parlerà di “ecologia umana” come prassi di purificazione del cuore in un cammino di conversione: “E dobbiamo pertanto rifarci allo studio di quella parola, diventata ormai d’uso corrente, la «metànoia», che vuol dire la conversione interiore, il mutamento del cuore, di cui abbiamo altra volta parlato. E non possiamo tacere il nostro doloroso stupore per l’indulgenza, anzi per la pubblicità e la propaganda, oggi tanto ignobilmente diffusa, per ciò che conturba e contamina gli spiriti, con la pornografia, gli spettacoli immorali, e le esibizioni licenziose. Dov'è l’«ecologia» umana?” (cfr Udienza generale, 7 novembre 1973). Concetto questo che sarà poi ripreso sia da San Giovanni Paolo II sia da Benedetto XVI. Ciò era stato particolarmente evidenziato in un’altra Enciclica di stampo sociale che celebrava questa volta il centesimo anniversario della Rerum Novarum, ossia la Centesimus annus di San Giovanni Paolo II, dove veniva ripreso il concetto di ecologia umana e per la prima volta si parlava anche di “ecologia sociale”, così infatti scriveva Papa Wojtyla: “Oltre all'irrazionale distruzione dell'ambiente naturale è qui da ricordare quella, ancor più grave, dell'ambiente umano, a cui peraltro si è lontani dal prestare la necessaria attenzione. Mentre ci si preoccupa giustamente, anche se molto meno del necessario, di preservare gli «habitat» naturali delle diverse specie animali minacciate di estinzione, perché ci si rende conto che ciascuna di esse apporta un particolare contributo all'equilibrio generale della terra, ci si impegna troppo poco per salvaguardare le condizioni morali di un'autentica «ecologia umana». Non solo la terra è stata data da Dio all'uomo, che deve usarla rispettando l'intenzione originaria di bene, secondo la quale gli è stata donata; ma l'uomo è donato a sé stesso da Dio e deve, perciò, rispettare la struttura naturale e morale, di cui è stato dotato. Sono da menzionare, in questo contesto, i gravi problemi della moderna urbanizzazione, la necessità di un urbanesimo preoccupato della vita delle persone, come anche la debita attenzione ad un'«ecologia sociale» del lavoro" (cfr CA, 38).  L’ecologia umana pone quindi l’accento sul male che si radica nel cuore dell’uomo, causa di tutti gli squilibri sociali e ambientali. Pertanto l'ecologia integrale postulata da Papa Francesco, essendo fondamentalmente un’opera di giustizia sociale attuata dall'uomo, non può essere disgiunta dall'ecologia umana postulata dai suoi illustri predecessori, con i quali Papa Bergoglio sembra voglia in qualche maniera porsi in continuità di magistero. Anche nella Laudato si’ viene in effetti ripresa la lezione della Centesimus annus, che viene esplicitamente citata, e dove viene messa in discussione l’esasperazione della prospettiva antropocentrica moderna, in cui paradossalmente l’uomo rischia la spersonalizzazione a favore di una supremazia della tecnica: “L’antropocentrismo moderno, paradossalmente, ha finito per collocare la ragione tecnica al di sopra della realtà, perché questo essere umano «non sente più la natura né come norma valida, né come vivente rifugio. La vede senza ipotesi, obiettivamente, come spazio e materia in cui realizzare un’opera nella quale gettarsi tutto, e non importa che cosa ne risulterà». In tal modo, si sminuisce il valore intrinseco del mondo. Ma se l’essere umano non riscopre il suo vero posto, non comprende in maniera adeguata sé stesso e finisce per contraddire la propria realtà. «Non solo la terra è stata data da Dio all'uomo, che deve usarla rispettando l’intenzione originaria di bene, secondo la quale gli è stata donata; ma l’uomo è donato a sé stesso da Dio e deve, perciò, rispettare la struttura naturale e morale, di cui è stato dotato»" (cfr LS, 115). 
In conclusione, l’ecologia integrale si pone come un’impellente questione sociale nell'ambito di un sistema ecologico antropocentrico moderato, dove l’uomo è chiamato a diventare autentico custode del creato nell'ottica della fraternità universale, senza cedere quindi alle distorsioni di un ecologismo esasperato che pone al centro la vita tout court, equiparando la vita umana ad ogni altra forma di vita animale o vegetale, come è postulato nella visione biocentrica, dove infatti si dà rilevanza morale e diritti a tutti i viventi, piante e animali compresi, eliminando ogni specismo (discriminazioni sulla base della specie di appartenenza). Uno degli esponenti più conosciuti del biocentrismo è il filosofo e bioeticista australiano Peter Singer. Il punto di partenza del biocentrismo ecologico è l’estensione biocentrica del principio di uguaglianza e l’interesse minimo di evitare il dolore. Si pone poi la distinzione tra esseri senzienti, cioè capaci di percepire piacere o dolore nell'istantaneità, ed esseri autocoscienti, cioè persone, enti capaci di percepirsi con un passato e un futuro. Gli esseri senzienti (feti, neonati, cerebrolesi, ecc.) hanno il diritto di non soffrire, ma non hanno il diritto a vivere, che è invece riservato alle persone. Per cui il punto di arrivo è la discriminazione e una violazione del principio di uguaglianza.

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